8 Giugno 2026

Nucleare in Italia 2026: cosa sta cambiando davvero e come può cambiare la bolletta

Se nelle ultime settimane hai sentito parlare del “ritorno del nucleare in Italia” e ti sei chiesto se questo significa bollette più basse, più sicurezza energetica o qualche cambiamento concreto nella tua vita quotidiana, sei nel posto giusto.

È una domanda legittima. Anzi, è la domanda giusta da farsi.

Il dibattito sul nucleare in Italia si è improvvisamente riacceso nelle ultime settimane, complice l’approvazione alla Camera di una legge delega, che apre la strada alla produzione di energia atomica. I titoli dei giornali parlano di “svolta storica”, di “energia più economica”, di “indipendenza energetica”. Ma tra l’annuncio politico e la realtà concreta che trovi in bolletta a fine mese ci sono anni di distanza e molti dettagli che vale la pena capire con chiarezza.

In questo articolo ti spiego cosa ha approvato il Parlamento, cosa prevede la legge, quando (e se) il nucleare potrebbe effettivamente produrre energia in Italia, e soprattutto come questo scenario si collega alla questione che ti riguarda più da vicino: il costo dell’energia e le tue scelte contrattuali oggi.

Indice dell'articolo

Cosa ha approvato la Camera?

Il 4 giugno 2026 la Camera ha approvato in prima lettura il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile (ddl C. 2669) con 155 voti favorevoli, 86 contrari e 8 astenuti. Il giorno precedente erano state respinte le pregiudiziali di costituzionalità presentate da AVS e M5S (con 157 voti contrari e 74 favorevoli), a conferma della forte polarizzazione politica che accompagna questo provvedimento. Il testo passa ora all’esame del Senato, con l’obiettivo del governo di ottenere il via libera definitivo prima della pausa estiva.

Prima di tutto è importante capire cosa significa esattamente “legge delega”, perché è un termine che torna spesso ma che viene facilmente frainteso.

Una legge delega non introduce direttamente norme operative: trasferisce al governo un mandato (appunto, una “delega”), per scrivere i decreti attuativi entro un termine stabilito. Nel caso specifico, l’articolo 1 del testo fissa in dodici mesi dall’entrata in vigore il termine entro cui il governo dovrà adottare i decreti. Pichetto Fratin ha dichiarato l’intenzione di averli pronti entro Natale 2026.

In parole povere: il Parlamento ha detto al governo “puoi farlo, e in questi termini”. Le regole concrete (dove si costruisce, come si autorizza, chi controlla, come si gestiscono le scorie, ecc.), verranno scritte successivamente, nei decreti attuativi. Quei decreti saranno il vero banco di prova del progetto.

 

Cosa prevede concretamente il testo

La delega abbraccia l’intero ciclo di vita degli impianti nucleari di nuova generazione: dalla sperimentazione alla localizzazione, dalla costruzione all’esercizio, fino al decommissioning e alla gestione dei rifiuti radioattivi. Sono comprese le tecnologie SMR (Small Modular Reactor), AMR (Advanced Modular Reactor) e micro-reattori, la produzione di idrogeno tramite energia nucleare e anche le applicazioni in ambito navale.

Tra i criteri direttivi (i principi che il governo dovrà rispettare nella stesura dei decreti), figurano:

  • Massimi standard di sicurezza e protezione della salute.
  • Semplificazione dei procedimenti autorizzativi.
  • Misure di compensazione economica per i territori ospitanti.
  • E partecipazione dell’industria italiana alla filiera tecnologica.

 

È prevista anche l’istituzione di una nuova autorità amministrativa indipendente per la vigilanza e la sicurezza nucleare, e un meccanismo di autocandidatura volontaria dei comuni interessati a ospitare impianti e depositi.

 

Perché in Italia non c’è il nucleare: la storia dei due referendum

Per capire la situazione attuale, è necessario fare un passo indietro.

L’Italia è stata una pioniera dell’energia nucleare. Nei primi anni Sessanta era tra i primi tre produttori mondiali di elettricità dall’atomo. Vennero costruite quattro centrali (Latina, Garigliano, Trino Vercellese e Caorso), che rappresentavano un’eccellenza tecnologica a livello internazionale. È una pagina di storia che pochi ricordano, ma che è fondamentale per capire il dibattito di oggi.

Il punto di svolta arrivò nel 1986, con il disastro di Chernobyl. La paura si diffuse in tutta Europa e in Italia portò, nel novembre 1987, a tre quesiti referendari. L’affluenza fu del 65,1% e i voti a favore dell’abrogazione si attestarono tra il 71,9% e l’80,6%. Un dettaglio spesso frainteso è che i quesiti non chiedevano direttamente la chiusura delle centrali, ma abrogavano norme collegate, come i contributi agli enti locali ospitanti, la facoltà del CIPE di decidere la localizzazione, la possibilità per l’ENEL di partecipare a centrali estere. L’effetto politico fu però inequivocabile: tra il 1988 e il 1990 i reattori vennero spenti.

Nel 2009 il governo Berlusconi provò a riaprire la questione. Il disastro di Fukushima, nell’marzo del 2011, aprì la strada a un secondo referendum, che nel giugno dello stesso anno vide il 94% dei votanti (con un’affluenza del 57%), approvare l’abrogazione delle norme che avrebbero consentito il ritorno al nucleare. Da allora l’Italia è rimasta l’unico grande Paese industrializzato europeo senza produzione elettronucleare.

 

Perché non serve un nuovo referendum adesso

I referendum del 1987 e del 2011 erano referendum abrogativi, cioè hanno cancellato norme allora vigenti, ma non hanno scritto in Costituzione un divieto permanente. Per questo il Parlamento può legiferare di nuovo senza passare da una consultazione popolare obbligatoria.

Resta però la possibilità concreta di un referendum abrogativo successivo, promosso da opposizioni, comitati di cittadini o Regioni, se verranno raccolte le firme necessarie e il quesito verrà ammesso dalla Corte Costituzionale.

 

Qual è la situazione nucleare in Italia oggi

Quando si parla di “nucleare in Italia oggi” occorre distinguere con precisione tra ciò che rimane del passato e ciò che viene progettato per il futuro.

Sul fronte del passato, il processo di smantellamento delle quattro centrali storiche è ancora in corso. Dal 2000 è operativa Sogin, la società statale incaricata del decommissioning. Le quattro centrali (Latina, Garigliano, Trino Vercellese e Caorso), sono in varie fasi di smantellamento, un lavoro che richiede decenni e risorse ingenti.

A questo si aggiunge una questione irrisolta da oltre vent’anni: il deposito nazionale per le scorie radioattive.

L’Italia custodisce oggi i rifiuti radioattivi in una trentina di depositi temporanei sparsi sul territorio (circa 33.766 metri cubi secondo l’inventario ISIN aggiornato al 31 dicembre 2024). Una parte delle scorie storiche si trova tuttora all’estero, in Francia e nel Regno Unito. Il deposito nazionale, richiesto dall’UE e atteso da decenni, non è ancora stato costruito.

È un punto che la legge delega tenta di sbloccare introducendo il meccanismo di autocandidatura volontaria con misure di compensazione economica. Se questo meccanismo funzionerà dipenderà dalla disponibilità delle comunità locali, che fino ad oggi hanno mostrato resistenza netta.

Sul fronte del futuro, il percorso industriale è già avviato in parallelo al percorso legislativo. A maggio 2025 è nata Nuclitalia, con il compito di studiare quali tecnologie SMR siano più adatte all’Italia e di valorizzare la filiera industriale nazionale, che già oggi esporta componentistica nucleare di precisione all’estero.

 

Quali tecnologie sono previste: SMR, AMR e fusione

Il nucleare del 2026 non è quello delle fotografie degli anni Ottanta. Le tecnologie al centro della strategia italiana sono diverse dalle grandi centrali del passato e capirne le differenze è utile per valutare promesse e limiti.

 

I piccoli reattori modulari (SMR)

Gli SMR sono reattori a fissione di potenza ridotta, generalmente tra i 50 e i 300 MWe per singolo modulo, contro i 1.000-1.500 MWe delle grandi centrali tradizionali. La loro caratteristica distintiva è la modularità, infatti, i componenti vengono fabbricati in serie in stabilimenti industriali standardizzati e poi trasportati sul sito per l’assemblaggio. L’obiettivo è ridurre i tempi di cantiere, contenere i costi di costruzione e minimizzare l’impatto territoriale.

Gli SMR sono una tecnologia promettente, ma non ancora matura su scala commerciale in Occidente. I due reattori russi sulla nave Akademik Lomonosov (35 MWe ciascuno) e il cinese HTR-PM (in esercizio commerciale dal dicembre 2023) sono gli unici esempi operativi. La commercializzazione su larga scala in Europa è attesa per gli anni Trenta. I costi reali di costruzione e le prestazioni operative devono ancora essere verificati in condizioni commerciali concrete.

 

I reattori modulari avanzati (AMR) e la quarta generazione

Gli AMR sono reattori di quarta generazione che introducono refrigeranti innovativi in luogo dell’acqua: piombo liquido o sali fusi. Operano a temperature più alte, possono produrre calore industriale, generare idrogeno a basse emissioni e, caratteristica particolarmente rilevante, sono in grado di “bruciare” parte delle scorie prodotte dai vecchi reattori, riutilizzandole come combustibile. La commercializzazione di queste tecnologie è attesa non prima del 2040.

 

La fusione nucleare

La legge delega include anche la ricerca sulla fusione, tecnologia radicalmente diversa dalla fissione. La fusione unisce atomi leggeri (isotopi dell’idrogeno) replicando il processo che avviene nel sole: non produce scorie radioattive a lunga vita e non presenta rischi di fusione del nocciolo. È la tecnologia del progetto internazionale ITER, in costruzione in Francia, che è però sperimentale e non destinato a produrre elettricità commerciale. Il suo successore DEMO, primo reattore pensato per immettere energia in rete, è atteso verso il 2050. La fusione è quindi un orizzonte di lungo periodo. Importante da seguire, ma non una risposta alle esigenze energetiche del prossimo decennio.

 

Quando arriverà il nucleare in Italia? I tempi reali, non quelli annunciati

È la domanda che sento fare più spesso, e la risposta onesta richiede di distinguere con chiarezza tra i programmi governativi e le valutazioni degli esperti tecnici.

Il governo indica il 2034-2035 come finestra per i primi reattori operativi. Questo scenario presuppone:

  • Approvazione definitiva della legge al Senato prima dell’estate 2026.
  • Decreti attuativi completati entro fine 2026.
  • Selezione rapida dei siti.
  • Autorizzazioni ambientali e di sicurezza senza intoppi.
  • Tecnologie SMR disponibili sul mercato internazionale nei tempi previsti.

 

Fisici ed esperti auditi in Parlamento valutano questa stima come ottimistica. Le ragioni tecniche di questo scetticismo sono concrete. L’Italia deve ricostruire da zero l’intera struttura di controllo della sicurezza nucleare, un processo che richiede anni di formazione e accreditamento internazionale. Deve avviare lunghe indagini geologiche e sismiche per qualificare siti ex novo (a differenza della Francia, che può installare nuovi reattori all’interno di poli nucleari già esistenti). I pochi SMR realizzati nel mondo hanno richiesto fino a 9 anni di sola costruzione fisica e ulteriori 2 anni di collaudi prima dell’avvio commerciale.

 

Nucleare in Italia: dove potrebbero sorgere i futuri impianti

La legge delega non individua siti specifici, non sarebbe fattibile a questo stadio. Il processo di localizzazione sarà definito nei decreti attuativi e includerà valutazioni ambientali, criteri tecnici di sicurezza e il meccanismo di autocandidatura volontaria dei comuni.

I criteri tecnici dell’IAEA per l’idoneità di un sito nucleare tengono conto di fattori come la sismicità, la disponibilità di acqua di raffreddamento, la distanza dai centri abitati e le caratteristiche geologiche del suolo. In un Paese come l’Italia, ad elevato rischio sismico e idrogeologico, questa combinazione di vincoli restringe considerevolmente le aree potenzialmente idonee.

L’orientamento del governo, per ridurre i conflitti locali, è quello di proporre l’installazione degli SMR all’interno di aree industriali già compromesse, ex siti chimici o nei pressi di centrali termoelettriche dismesse (a carbone o a gas), sfruttando infrastrutture di rete preesistenti. I residenti dei territori ospitanti potrebbero beneficiare di sconti sulle bollette elettriche e di investimenti infrastrutturali come forma di compensazione.

Prima che la nuova autorità indipendente per la sicurezza nucleare sia operativa, che le procedure di valutazione ambientale siano completate e che eventuali ricorsi legali siano risolti, la fase di scelta dei siti richiederà quasi certamente diversi anni. 

 

Il contesto europeo: l’Italia non è sola

Vale la pena guardare cosa stanno facendo gli altri Paesi europei, perché il ritorno al nucleare italiano non avviene nel vuoto.

La Francia copre circa il 67% della sua produzione elettrica con il nucleare e ha collegato alla rete il nuovo EPR di Flamanville nel dicembre 2024. Il Belgio ha abrogato nel 2025 la legge sul phase-out ed esteso la vita delle centrali più recenti fino al 2035. La Polonia sta costruendo la sua prima centrale nucleare, con il primo reattore previsto nel 2033, nell’ambito di un piano energetico da circa 150 miliardi di euro. La Svezia ha avviato un programma di nuovi reattori.

Sul fronte opposto, la Germania ha completato la sua uscita definitiva dal nucleare nel 2023, e la Spagna prevede il proprio phase-out entro il 2035. A livello europeo, la Commissione ha comunque riconosciuto il ruolo del nucleare nella decarbonizzazione, e la presidente von der Leyen ha definito l’abbandono del nucleare civile un “errore strategico”.

Questo contesto è rilevante perché l’Italia già oggi importa circa il 16% della sua elettricità dall’estero, in larga parte da centrali nucleari francesi. La dipendenza energetica estera si attesta tra il 73% e il 75%, tra le più alte d’Europa. Il nucleare viene presentato dal governo come uno strumento per ridurre questa vulnerabilità strutturale, in un quadro di domanda elettrica crescente spinta da intelligenza artificiale, data center ed elettrificazione dei consumi.

 

Cosa significa tutto questo per chi paga una bolletta oggi

Arrivo alla domanda che probabilmente ti sta a cuore più di tutte le altre: questo dibattito ha un impatto sulla tua bolletta oggi? E cambierà qualcosa nei prossimi anni?

La risposta è articolata, ma precisa.

 

Nel breve periodo: nessun effetto concreto

Il processo legislativo è appena avviato. I decreti attuativi devono ancora essere scritti, i siti individuati, le autorizzazioni ottenute, gli impianti costruiti. Se tutto andasse secondo i piani del governo (un’ipotesi ottimistica, come abbiamo visto), i primi reattori potrebbero essere operativi intorno al 2034-2035. Questo significa che per almeno otto o nove anni il mix energetico italiano non cambierà in modo significativo per effetto del nucleare.

Nel frattempo, il prezzo che paghi in bolletta continuerà a essere determinato dagli stessi fattori di oggi. L’andamento dei mercati internazionali delle materie prime, la componente degli oneri di sistema, il costo del trasporto e della distribuzione, e le condizioni specifiche del tuo contratto con il fornitore.

 

I costi del nucleare: cosa dicono le stime

Nel lungo periodo, se il nucleare dovesse diventare realtà operativa in Italia, l’effetto sui prezzi dell’energia dipenderà soprattutto dai costi reali di costruzione e gestione degli impianti. E qui le stime divergono in modo significativo. 

Visto che non possiamo avere la sfera di cristallo che ci dirà con esattezza quanto potrà costare l’energia, possiamo vedere qual è la media dei prezzi degli altri paesi europei oggi.

Nel 2025, il prezzo medio dell’energia sul mercato italiano era di 115 euro/MWh, contro 91 in Germania, 68 in Spagna e 61 in Francia. Il differenziale con la Francia è un dato che il governo cita spesso come argomento pro-nucleare, ed è un argomento che ha una sua logica, anche se la distanza non è attribuibile soltanto alla presenza del nucleare francese.

 

Cosa conta davvero per la tua bolletta ora

Se il tuo obiettivo è ridurre la spesa energetica oggi (non tra dieci anni), le leve su cui agire sono altre.

Il tipo di contratto che hai (prezzo fisso o variabile), la tariffa applicata, le voci di costo che forse non hai mai analizzato nel dettaglio, la possibilità di accedere a offerte più competitive, valutare l’installazione di un impianto fotovoltaico. Questi sono gli elementi che determinano quanto paghi ogni mese, e su questi è possibile intervenire subito.

Molti consumatori (famiglie e piccole imprese), pagano più del necessario semplicemente perché non hanno mai verificato se il contratto attuale sia ancora adatto al loro profilo di consumo. La complessità delle bollette, con le loro sigle, le voci di costo spesso opache e i meccanismi di calcolo poco trasparenti, è un ostacolo reale alla consapevolezza.

 

Il punto di vista EnergetiKa Italia

Il dibattito sul nucleare è necessario e, se condotto con onestà intellettuale, utile. Ma ha un difetto di fondo quando viene usato per rispondere a problemi urgenti con soluzioni che richiedono decenni.

Se ti trovi davanti a una bolletta alta, a un conguaglio che non capisci, a un contratto sul mercato libero che sospetti non sia conveniente, il nucleare non è la risposta che ti serve. Non oggi, e probabilmente non prima del 2035 nel migliore dei casi. Tuttavia è un argomento importante da affrontare per trovare una soluzione a questa dipendenza che oggi abbiamo dal gas estero, ma questo lo abbiamo già detto. 

Il lavoro che facciamo con i nostri clienti parte sempre dalle bollette reali (non da quelle teoriche), per capire dove si può intervenire concretamente. Quante volte abbiamo incontrato famiglie che pagavano una tariffa bi-oraria consumando quasi esclusivamente di giorno? O piccole imprese con una potenza impegnata contrattualmente superiore al loro fabbisogno reale? O ancora consumatori rimasti su offerte indicizzate ai prezzi di mercato senza accorgersene, nei periodi di maggiore volatilità?

Queste sono perdite concrete, che si sommano ogni mese. E si risolvono con un’analisi precisa.

Detto questo, seguire l’evoluzione del nucleare in Italia è utile anche per chi gestisce i propri costi energetici oggi. Perché le scelte che fai adesso dovranno essere coerenti con il panorama che si disegnerà nei prossimi anni. Una consulenza seria tiene conto sia del presente che delle prospettive future: non paralizza le decisioni nell’attesa, ma le orienta con metodo.

Non aspettare l’ennesima bolletta alta!

Inizia ora a prenderti cura dei tuoi consumi e del tuo portafoglio con un check-up gratuito delle tue bollette.

FAQ

Il nucleare in Italia è già stato approvato definitivamente?

No. La Camera ha approvato la legge delega il 4 giugno 2026, ma il testo deve ancora essere esaminato e approvato dal Senato. Solo dopo l’approvazione definitiva di entrambe le Camere il governo potrà iniziare a scrivere i decreti attuativi, che fisseranno le regole operative concrete.

Secondo le dichiarazioni del ministro Pichetto Fratin, i primi reattori potrebbero essere operativi tra il 2034 e il 2035, sempre che tutto il percorso legislativo, autorizzativo, tecnico e costruttivo proceda senza intoppi. Molti esperti ritengono questa stima ottimistica e collocano la messa in esercizio reale verso la fine degli anni Trenta o i primi anni Quaranta.

Non nel breve periodo. L’eventuale impatto sui prezzi dell’energia si produrrebbe solo quando gli impianti saranno operativi, cioè non prima della metà del prossimo decennio. Anche allora, il costo finale in bolletta dipenderà dalla struttura del mercato energetico, dai costi reali di costruzione e dal contesto normativo europeo. Lo studio della Banca d’Italia parla di “effetti limitati sulle bollette”.

A causa di due referendum abrogativi: quello del 1987, dopo il disastro di Chernobyl, in cui circa l’80% dei votanti si espresse per l’abrogazione delle norme a sostegno del nucleare; e quello del 2011, dopo Fukushima, in cui il 94% dei votanti bloccò il secondo tentativo di ritorno all’atomo avviato dal governo Berlusconi nel 2009.

Sì, ed è uno dei punti più critici. Il deposito nazionale per le scorie delle vecchie centrali non è ancora stato realizzato dopo oltre vent’anni di attesa. La legge delega introduce un meccanismo di autocandidatura volontaria dei comuni, ma la questione rimane aperta. Gli esperti segnalano che la legge tratta in modo ancora insufficiente anche la gestione delle scorie che produrrebbero i nuovi mini-reattori.

No. Le scelte che puoi fare oggi sul tuo contratto, sul fornitore e sulla tariffa hanno un impatto immediato sulla tua bolletta. Aspettare un’eventuale produzione nucleare italiana — che nel migliore dei casi arriverebbe tra dieci anni — significherebbe perdere la possibilità di risparmiare concretamente nell’immediato.

Ricapitoliamo

Il ritorno del nucleare in Italia è un processo legislativo appena avviato, non ancora una realtà operativa. La legge delega approvata dalla Camera nel giugno 2026 è un atto significativo che apre una strada normativa. Ma tra l’apertura di quella strada e la prima turbina che produce elettricità ci sono ancora anni di lavoro legislativo, autorizzativo, tecnico e (quasi certamente), di intenso dibattito pubblico.

Quello che è importante ricordare, soprattutto se sei una famiglia o una piccola impresa che fa i conti ogni mese con i costi energetici, è che il nucleare italiano è una prospettiva di medio-lungo periodo. Le decisioni che contano per la tua bolletta oggi sono altre: il contratto che hai stipulato, il fornitore che hai scelto, la tariffa che ti è stata applicata, la comprensione delle voci di costo. Questi elementi determinano quanto spendi ogni mese, e su questi è possibile agire subito.

Seguire il dibattito sul nucleare con attenzione critica (senza lasciarsi trascinare dall’entusiasmo degli annunci né dalla paura dei pregiudizi storici), è la postura giusta. Perché le scelte energetiche che fai oggi dovranno essere informate anche da quello che potrebbe cambiare nei prossimi anni. 

La consapevolezza energetica inizia sempre dal foglio che hai in mano: la bolletta di questo mese.

Ti è piaciuto l'articolo? Condividilo!

Facebook
LinkedIn
Telegram
WhatsApp

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *