“Ho ordinato la wallbox a fine maggio, l’elettricista me l’ha montata a luglio. Adesso leggo che c’è un bonus dell’80%. Posso chiederlo anche io?” È una domanda legittima, e in queste settimane ce la sentiamo fare spesso. Chi ha un’auto elettrica, o sta pensando di comprarla, ha letto ovunque che lo Stato rimborsa gran parte della spesa per la colonnina di casa. Quasi nessuno però ha chiaro che le date da rispettare sono tre e che ognuna conta in modo diverso. Nel caso di questo lettore, purtroppo, la risposta è no. La data d’acquisto viene prima del 26 giugno 2026, quindi resta fuori anche se l’installazione è avvenuta dopo.
Il bonus colonnine 2026 è un contributo a fondo perduto. Ha un fondo limitato, le domande si esaminano in ordine di arrivo e c’è una finestra temporale precisa, quindi un dettaglio sbagliato può costarti fino a 1.500 euro. In questo articolo vediamo quanto vale davvero il contributo, chi può chiederlo, quali spese copre, entro quando devono finire i lavori e fino a quando puoi presentare la domanda. Alla fine trovi anche un ragionamento su un aspetto che le guide in circolazione trascurano quasi sempre: cosa cambia nella tua bolletta quando inizi a ricaricare l’auto a casa.
Indice dell'articolo
Che cos’è il bonus colonnine domestiche 2026-2030
Prima di parlare di cifre conviene chiarire di quale misura stiamo parlando, perché in rete circolano ancora molti articoli sulla vecchia edizione, quella attiva tra il 2021 e il 2024. Le regole di allora (percentuali, massimali, finestre di domanda) non valgono più.
La misura in vigore oggi è il nuovo bonus colonnine domestiche, istituito dal DPCM del 10 giugno 2026, registrato alla Corte dei conti il 25 giugno 2026. Le modalità operative sono state definite da due decreti direttoriali successivi, uno del 4 agosto 2026 sulla procedura e uno dell’11 settembre 2026 su termini e controlli. Lo riporta la scheda ufficiale del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT), aggiornata al 15 settembre 2026.
La misura ha un orizzonte pluriennale. Secondo la stessa scheda MIMIT, le risorse stanziate sono 15 milioni di euro per il 2026, 15 milioni per ciascun anno dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030, per un totale di 68 milioni di euro. Ogni anno ha quindi il suo budget e il suo sportello. Questo dettaglio, come vedremo, è decisivo per chi non riesce a chiudere i lavori entro dicembre.
La gestione operativa è affidata a Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti, che riceve le domande attraverso la propria piattaforma online ed eroga i contributi.
Quanto vale il bonus: percentuale e importi massimi
La regola dell’80%
Il contributo copre l’80% del prezzo di acquisto e di posa della colonnina, entro un tetto massimo che dipende da chi presenta la domanda. Per le persone fisiche il massimale è di 1.500 euro. Per i condomìni, quando l’infrastruttura di ricarica è installata sulle parti comuni dell’edificio, il tetto sale a 8.000 euro.
Il meccanismo è semplice, ma il tetto cambia parecchio il risultato finale. È un po’ come lo sconto in un negozio che vale “fino a esaurimento del buono”: finché la spesa è contenuta ottieni l’intera percentuale, oltre una certa soglia lo sconto smette di crescere.
Due esempi per capire dove scatta il tetto
Prendiamo un primo caso, con cifre di pura fantasia utili solo a fare il calcolo. Spendi 1.100 euro per la wallbox e 600 euro per l’installazione, per un totale di 1.700 euro. L’80% di 1.700 euro è 1.360 euro, una cifra sotto il massimale. In questo caso ricevi l’intero 80% e a tuo carico restano 340 euro.
Nel secondo caso il lavoro è più impegnativo. La colonnina è lontana dal quadro elettrico, serve una linea dedicata e qualche opera muraria, e la spesa complessiva arriva a 2.600 euro. L’80% sarebbe 2.080 euro, ma il contributo si ferma a 1.500 euro, e a tuo carico restano 1.100 euro. La regola pratica è questa: per un privato il bonus copre davvero l’80% solo finché la spesa totale ammessa non supera 1.875 euro. Oltre quella cifra ogni euro in più è interamente tuo.
Per un condominio il ragionamento è identico, con la soglia spostata più in alto. Il massimale di 8.000 euro corrisponde all’80% di una spesa di 10.000 euro.
Quali spese rientrano nel calcolo
Uno degli aspetti più utili, e meno raccontati, è che il contributo non copre solo l’oggetto colonnina. Secondo le FAQ del MIMIT, aggiornate al 1° ottobre 2026, sono ammesse l’acquisto e la posa del dispositivo, i lavori sull’impianto elettrico, le opere edili strettamente necessarie, i sistemi di monitoraggio, la progettazione, la direzione lavori, la sicurezza, i collaudi e l’allaccio di un nuovo POD (il codice che identifica in modo univoco il tuo punto di prelievo dell’energia elettrica).
Concretamente, quando chiedi un preventivo all’installatore conviene che le voci siano descritte con chiarezza in fattura. Una fattura che riporta solo una cifra a corpo, senza dire cosa comprende, rende più difficile dimostrare che tutte le spese rientrano tra quelle ammesse.
Chi può chiedere il contributo
Il bonus è riservato a due categorie di beneficiari, le persone fisiche residenti in Italia e i condomìni (per le parti comuni).
Restano fuori le ditte individuali e le società. Se hai una partita IVA e pensi di installare la colonnina presso la tua attività, questa misura non fa per te. Puoi invece richiederla come privato per l’abitazione in cui vivi, se rispetti i requisiti.
Ogni beneficiario può presentare una sola domanda, non è quindi possibile frazionare l’intervento in più richieste per superare il tetto dei 1.500 euro.
Le tre date da non confondere
Qui sta il cuore della questione, ed è il punto su cui si commettono più errori. Per accedere al bonus colonnine 2026 devi rispettare contemporaneamente tre condizioni temporali, che riguardano momenti diversi del tuo progetto.
1. La spesa deve essere successiva al 26 giugno 2026
La prima data riguarda l’acquisto. Le spese ammesse sono solo quelle sostenute dopo il 26 giugno 2026, il giorno successivo alla registrazione del DPCM alla Corte dei conti. Le FAQ del MIMIT sono esplicite su un caso che crea molta confusione. Chi ha acquistato la colonnina prima di quella data non rientra nel bonus, anche se l’installazione è avvenuta dopo.
È il caso del lettore citato in apertura. La logica è comprensibile, perché un incentivo serve a spingere un acquisto che altrimenti non ci sarebbe stato, e chi aveva già comprato non ne aveva bisogno. Per chi ha anticipato i tempi, però, è una delusione.
2. L’installazione va completata entro il 31 dicembre 2026
La seconda data riguarda la fine dei lavori. Per rientrare nello sportello 2026, l’installazione deve essere completata tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026 (MIMIT). Considera che l’installazione è conclusa, ai fini pratici, quando l’installatore ti rilascia la dichiarazione di conformità (DiCo), il documento previsto dall’articolo 7 del DM 37/2008 con cui il tecnico attesta di aver eseguito l’impianto a regola d’arte. Senza la DiCo non puoi presentare la domanda.
Se oggi stai ancora valutando i preventivi, hai poco più di due mesi. Tra scelta del modello, disponibilità dell’installatore, eventuali opere murarie e, se serve, la richiesta di aumento di potenza al distributore, i tempi possono allungarsi più di quanto immagini.
3. La domanda si presenta entro le 12:00 del 31 gennaio 2027
La terza data riguarda la richiesta del contributo. Lo sportello Invitalia è aperto dalle 12:00 del 22 settembre 2026 alle 12:00 del 31 gennaio 2027. Questa finestra lascia un mese di margine dopo la fine dei lavori, pensato per chi installa a dicembre. Il margine però è solo apparente, per un motivo che vediamo tra poco.
Cosa succede se finisci i lavori nel 2027
Se compri la colonnina dopo il 26 giugno 2026 ma l’installazione si conclude nel 2027, la domanda andrà presentata nello sportello 2027, finanziato con il budget di quell’anno. Al momento in cui scriviamo, lo sportello 2027 non è ancora stato aperto: servirà un provvedimento successivo che ne fissi date e modalità. Indicativamente, quindi, chi non riesce a chiudere entro dicembre non perde necessariamente il diritto al bonus, ma dovrà attendere la nuova finestra e confrontarsi con un nuovo budget.
Perché conta l’ordine cronologico
Fondi limitati e domande esaminate in ordine di arrivo
Le domande vengono esaminate in ordine cronologico di presentazione. Il contributo spetta finché ci sono risorse disponibili.
Proviamo a mettere in fila i numeri. Il fondo per il 2026 è di 15 milioni di euro. Se tutte le domande fossero di privati al massimale di 1.500 euro, basterebbero circa diecimila richieste per esaurirlo. Le domande condominiali, con un tetto di 8.000 euro, assorbono risorse ancora più in fretta.
Cosa significa concretamente per te
La conseguenza pratica è una sola. Conviene presentare la domanda appena hai in mano la DiCo e le fatture pagate, senza aspettare gennaio. Il termine del 31 gennaio 2027 indica il momento in cui lo sportello chiude, e non dà alcuna garanzia che a quella data ci siano ancora fondi. È un po’ come la coda alla cassa di un negozio con pochi pezzi in offerta: l’orario di chiusura conta poco se gli scaffali si svuotano prima.
La posizione nella graduatoria si fissa al momento dell’invio, mentre la verifica dei documenti può arrivare dopo. In entrambi i casi, chi presenta prima ha più probabilità di rientrare nei fondi disponibili.
Come fare domanda passo per passo
Dove e con quali credenziali
La domanda si presenta esclusivamente online, sulla piattaforma di Invitalia, accedendo con SPID (il Sistema Pubblico di Identità Digitale), con la Carta d’Identità Elettronica (CIE) o con la Carta Nazionale dei Servizi (CNS). Non sono previsti invii cartacei né tramite intermediari diversi dal beneficiario, salvo il caso dell’amministratore per i condomìni.
I documenti da preparare prima
Servono le fatture elettroniche in formato XML (la versione digitale originale, non il PDF di cortesia che spesso ricevi via email), gli estratti conto che dimostrano i pagamenti, la dichiarazione di conformità dell’installatore, un documento d’identità e l’IBAN su cui ricevere il contributo. Per i condomìni si aggiungono la delibera assembleare che approva l’intervento e i dati dell’amministratore.
Il suggerimento pratico è di raccogliere tutto in una cartella prima di aprire la piattaforma. Dato che conta l’ordine di arrivo, non ha senso perdere ore cercando un estratto conto a domanda già avviata.
Come vengono pagati i soldi
Il contributo viene erogato in un’unica soluzione sul conto indicato. Sui tempi di pagamento, al momento, le fonti ufficiali non indicano un termine preciso. Passaggio Elettrico segnala proprio l’assenza di una scadenza pubblicata per l’erogazione. Meglio quindi non fare affidamento su date circolate in rete senza riscontro nei documenti ufficiali.
Gli errori più comuni da evitare prima di comprare
Molti dei problemi che possono far perdere il bonus nascono prima ancora dell’installazione, al momento della scelta. Vale la pena fermarsi un attimo su ciascuno.
Scegliere un modello fuori dall’elenco GSE
Il dispositivo deve essere nuovo e presente nell’elenco dei dispositivi di ricarica domestica pubblicato dal GSE (Gestore dei Servizi Energetici) in vigore alla data della domanda. Gli elenchi sono due. Il primo raccoglie i dispositivi con gestione dinamica del carico (GDC), cioè capaci di modulare la potenza di ricarica in base a quanto stai consumando in casa in quel momento. Il secondo raccoglie quelli senza questa funzione (NO GDC). Entrambi vanno bene ai fini del bonus.
Ignorare i requisiti tecnici di potenza
Il dispositivo deve rispettare i requisiti di potenza standard richiamati dalla delibera dell’ARERA (l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) 541/2020. È un aspetto tecnico che un installatore qualificato conosce bene, ma è giusto che tu sappia che esiste e che lo chieda esplicitamente.
Affidarsi a un installatore senza abilitazione
Senza DiCo non c’è bonus, e la DiCo la può rilasciare solo un’impresa abilitata ai sensi del DM 37/2008. Un lavoro fatto “da un amico che se ne intende” può costare poco, ma ti fa perdere l’intero contributo.
Pagare in contanti
Sono ammessi solo pagamenti tracciabili, cioè bonifico, addebito SEPA o carta intestata al beneficiario. Un pagamento in contanti, anche parziale, o fatto con la carta di un familiare rischia di rendere inammissibile la spesa.
Sommare il bonus ad altre agevolazioni
Il bonus colonnine non si cumula con altri incentivi sulle stesse spese. Questo vale anche per le detrazioni fiscali edilizie. Se la colonnina fa parte di una ristrutturazione più ampia, ti conviene ragionare prima con il tuo commercialista su quale strada sia più vantaggiosa per quella specifica spesa. Usarle entrambe sulla stessa fattura non è possibile.
Colonnina, contatore e bolletta: cosa cambia dopo l’installazione
Il bonus copre una parte dell’investimento iniziale. La ricarica dell’auto, invece, la paghi ogni mese in bolletta, per tutti gli anni in cui userai la colonnina. Ed è qui che molte famiglie scoprono di non aver fatto tutti i conti.
La potenza del contatore
La maggior parte delle abitazioni italiane ha un contratto con potenza impegnata di 3 kW, cioè la potenza massima che puoi prelevare contemporaneamente prima che il contatore intervenga. Una wallbox domestica può assorbire da sola una potenza pari o superiore. Se in casa accendi anche il forno e la lavatrice mentre l’auto è in carica, il rischio di distacco è concreto.
Le strade possibili sono due. La prima è un dispositivo con gestione dinamica del carico, che riduce automaticamente la potenza di ricarica quando il resto della casa consuma di più. La seconda è un aumento della potenza impegnata, che però fa crescere la quota fissa legata alla potenza in ogni bolletta. Spesso la soluzione migliore è una combinazione delle due, ma dipende dalle tue abitudini.
Le fasce orarie e il tipo di offerta
Ricaricare di notte o di giorno non costa sempre uguale. Dipende dall’offerta che hai sottoscritto (monoraria, bioraria o legata alle fasce) e dall’andamento del prezzo all’ingrosso nelle diverse ore. Con un’auto elettrica i tuoi consumi possono crescere in modo significativo, e un’offerta che era adatta a un profilo di consumo leggero potrebbe non esserlo più.
Il punto di vista EnergetiKa
Quando incontriamo un cliente che ha appena installato una colonnina, o sta per farlo, notiamo quasi sempre la stessa cosa. Tutta l’attenzione va sul bonus, sul modello della wallbox, sui tempi della domanda. Pochissimi si chiedono come cambierà la loro bolletta nei mesi successivi. Eppure è lì che si gioca la convenienza reale dell’auto elettrica nel tempo.
Il contributo statale è un aiuto concreto, ma è una tantum. La ricarica è un costo ricorrente, e il suo peso dipende da fattori che solo le bollette reali possono mostrare: la potenza impegnata, la distribuzione dei consumi tra le fasce, le condizioni economiche del contratto, la presenza o meno di un impianto fotovoltaico che possa coprire una parte delle ricariche diurne.
Per questo, nel nostro lavoro di consulenti indipendenti certificati Assium (Associazione Italiana Utility Manager), partiamo sempre dall’analisi delle bollette effettive, con un check-up che mette a confronto il profilo di consumo di prima con quello che ci si può aspettare dopo l’arrivo dell’auto. Non esiste un’offerta giusta per tutti quelli che ricaricano a casa. Esiste quella coerente con il modo in cui usi davvero l’energia, e per individuarla bisogna guardare i numeri della tua utenza, non quelli medi.
Stai valutando l'installazione di una colonnina di ricarica?
FAQ
Ho comprato la colonnina prima del 26 giugno 2026 ma l'ho installata dopo: posso chiedere il bonus?
No. Le FAQ del MIMIT escludono espressamente chi ha sostenuto la spesa di acquisto prima del 26 giugno 2026, anche se l’installazione è avvenuta successivamente. Contano sia la data della spesa sia quella dell’installazione.
Quanto posso ricevere al massimo come privato?
L’80% della spesa ammessa, fino a un massimo di 1.500 euro per le persone fisiche (MIMIT). Il massimale si raggiunge con una spesa totale di 1.875 euro. Oltre quella cifra il contributo non aumenta.
Entro quando devo presentare la domanda?
Lo sportello Invitalia è aperto dalle 12:00 del 22 settembre 2026 alle 12:00 del 31 gennaio 2027. Dato che le domande sono esaminate in ordine cronologico e il fondo 2026 è di 15 milioni di euro, conviene inviarla appena hai DiCo, fatture elettroniche e prove di pagamento.
Se finisco i lavori a gennaio 2027 perdo il bonus?
Secondo diverse fonti di settore, chi acquista dopo il 26 giugno 2026 ma installa nel 2027 potrà presentare domanda nello sportello 2027, che sarà aperto con un provvedimento successivo. Al 19 ottobre 2026 date e modalità di quello sportello non sono ancora state pubblicate.
Posso usare il bonus insieme alla detrazione per ristrutturazione?
Non sulla stessa spesa. Le FAQ del MIMIT stabiliscono che il bonus non è cumulabile con altri incentivi relativi alle stesse spese. Se la colonnina rientra in lavori più ampi, valuta con il tuo commercialista quale agevolazione applicare.
Il condominio può chiedere il bonus per una colonnina condivisa?
Sì, per le installazioni sulle parti comuni il massimale arriva a 8.000 euro. Alla domanda vanno allegate la delibera assembleare che approva l’intervento e i dati dell’amministratore, come indicato da Invitalia.
In sintesi
Il bonus colonnine 2026 rimborsa l’80% della spesa per acquisto e installazione di una colonnina domestica, fino a 1.500 euro per i privati e 8.000 euro per i condomìni. Per ottenerlo devi rispettare tre date diverse: la spesa deve essere successiva al 26 giugno 2026, l’installazione va completata entro il 31 dicembre 2026 e la domanda va presentata su Invitalia entro le 12:00 del 31 gennaio 2027. Con un fondo di 15 milioni di euro e domande esaminate in ordine di arrivo, la scadenza di gennaio va considerata un limite massimo, non una data a cui puntare.
Prima di comprare, controlla che il modello sia nell’elenco GSE, affidati a un installatore abilitato che ti rilasci la DiCo e paga solo con strumenti tracciabili. Ricorda poi che il bonus copre l’investimento iniziale una volta sola, mentre la ricarica la pagherai ogni mese, e quanto ti costerà davvero dipende dalla potenza del contatore e dall’offerta che hai in bolletta.
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